Esperienza del tempo

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“Esperienza 3. Osservando la lancetta di un orologio da parete, il paziente dichiarava quanto segue: ‘Che cosa dovrei dare con l’orologio? Devo guardarlo sempre. Sono irresistibilmente spinto a guardare l’orologio. Quanto tempo c’è io sono sempre di nuovo diverso. Se l’orologio alla parete non ci fosse, dovrei morire. Non sono io stesso un orologio? Ovunque in tutti i posti? Ma io non posso diversamente, si cambia troppo. Ora osservo di nuovo l’orologio, la lancetta e il quadrante e che esso cammina. Ciò si scinde come da se stesso e io vi sono presente, ma non posso cambiare niente.
Sempre di nuovo mi dico che è un orologio, ma queste cose non stanno affatto bene insieme: lancetta, quadrante e il fatto che esso cammina. C’è qui un’impressione particolare, come se esse si fossero sganciate l’una dall’altra, e invece sono insieme. C’è però, qui ancora qualcosa d’altro. Sono del tutto stupito, non ho ancora mai esperito e vissuto qualcosa di simile. La lancetta è sempre di nuovo un’altra lancetta? Forse c’è qualcuno dietro alla parete, che infila dentro continuamente una nuova lancetta, ogni volta in un posto diverso. Devo pur dire che non è un orologio che funzioni, quello che salta e si trasforma.
Ci si dedica all’osservazione dell’orologio e si perde il filo che conduce a se stessi – poiché io stesso sono un orologio, dappertutto in me; poiché cammina sempre così confusamente. Tutto questo sono io stesso – mi perdo, quando osservo l’orologio alla parete.
È un correre via da se stessi, sono fugace e non ci sono più. So soltanto che l’orologio salta intorno con molte lancette e che non può essere ricomposto tanto bene”.

I seminari di Zollikon, M. Heidegger.

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