Una prospettiva autentica

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Pubblichiamo qui le conclusioni di un articolo di Lo Verso e Giorgi, che troviamo molto vicino alla nostra visione di terapia e cura. Una prospettiva che, lontana dai protocolli mindfulness e dalle terapie cognitiviste e d’integrazione mente-corpo, vede nella relazione il fulcro di ogni trasformazione e di tutti i processi di apprendimento. 

L’ipotesi epistemico-teorica e metodologica proposta ci sembra, nel tentare di abbozzare un meta-modello, che possa iniziare a tenere sufficientemente insieme i passaggi “corpo-cervello- mentale-cultura”, molto ambiziosa ed abbastanza avviata. Del resto, lo ribadiamo nuovamente, non riteniamo che esistano singole discipline o studiosi in grado di affrontare un quadro così ampio. Ci sembra tuttavia che essa presenti, oltre al resto, anche due vantaggi metodologici di tipo non riduzionistico.

Il primo appunto è quello di escludere che una singola area disciplinare possa, attraverso un qualche imperialismo epistemologico o una qualche suggestiva commistione (tipo sociobiologia), spiegare tutto con sol tipo di metodo osservativo. Il secondo di evitare gli opposti riduttivismi frequenti nella psicosomatica, che portano da un lato a ridurre l’essere umano a un corpo chimico sprovvisto di mente, storia ed esperienza, dall’altro ad utilizzare una psicosomatica naif, che si serve di spiegazioni pseudosimboliche tout court, senza dare conto dei passaggi e delle connessioni che portano dal simbolico al corpo e viceversa.

Vorremmo concludere sottolineando che con il passare del tempo, nonostante l’immensità del compito che abbiamo davanti, siamo, rispetto al passato, più ottimisti sulla possibilità di rapporto fra antropologia culturale, psicoterapia gruppoanalitica e ricerca neuro-biologica. Ciò per il fatto, già più volte sottolineato, che le nuove impostazioni cliniche ed epistemologiche delle neuroscienze sembrano consentire connessioni teoriche ed operative attraverso la visualizzazione dei sistemi biologici come fatti che interagiscono con l’esperienza. Inoltre vi è la sempre maggiore consapevolezza, da parte della psicologia clinico-dinamica, che la relazione è un fatto che non può prescindere dalla presenza del corpo, perché è in esso che i rapporti umani, a partire dalla relazione madre-bambino e dall’attaccamento reciproco, si incorporano o si incarnano e viceversa.

Dall’articolo di A. Giorgi, G. Lo Verso, Mente-corpo-relazione, L’unitarietà del vivente.

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