L’arte della vecchiaia

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La svolta nella rappresentazione dell’individualità, che si compie, come ho accennato, nel suo ultimo periodo, è legata al condizionamento dell’arte della vecchiaia. La vecchiaia, dice Goethe, è un graduale ritirarsi del fenomeno. Quanto più invecchiamo, tanto più per così dire si paralizzano reciprocamente le variegate esperienze, le sensazioni e le sorti che hanno affollato il nostro cammino attraverso il mondo. Tutto ciò forma il nostro “fenomeno” nel senso più ampio, in cui ogni linea è una risultante del nostro Io autentico e delle cose e degli eventi che accadono intorno a noi.

L’arte della vecchiaia non ha nulla a che vedere, eccetto il nome, col soggettivismo della giovinezza. Quest’ultimo è infatti un’appassionata reazione contro il mondo o uno spensierato godersi la vita senza freni: la soggettività della vecchiaia è invece un liberarsi e un ritrarsi dal mondo, dopo che lo si è accolto in sé come esperienza e destino.

G. Simmel, Rembrandt.

Tecnica e Arte

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Quando siamo coinvolti in una tecnica e nel suo linguaggio, ci comportiamo da specialisti, con il rischio di divenire incapaci di cogliere schemi più generali o, se vi riusciamo, di farlo solo in termini molto specifici. Un musicista che cerchi di fornire una spiegazione, la darà in termini musicali sfuggendo così all’interlocutore che non abbia familiarità alcuna con un tale linguaggio. Tutti i linguaggi tecnici possono produrre questo scarto, questa stessa incomprensione, di continuo ne facciamo l’esperienza.

P. Boulez

La forma artistica

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“La forma è temporale, perché consiste solo nella contrapposizione e nella relazione reciproca tra i contenuti dell’intuizione, ed è priva di forza, perché in quanto forma non può esercitare alcun effetto: solo all’interno della vita che continua a fluire nel profondo e del suo processo causale, anche questo stadio si protrae in esiti ulteriori, ma non appena si verifica, distaccandosi dalla vita intesa come fluire, la manifestazione fenomenica esteriore, la vita stessa finisce in qualche modo in un vicolo cieco, oppure la sua corrente trascina a riva la forma di volta in volta presente in una dimensione fenomenica non evolutiva, data una volta per tutte, che l’osservatore attinge.”

G. Simmel, Rembrandt.

Esperienza del tempo

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“Esperienza 3. Osservando la lancetta di un orologio da parete, il paziente dichiarava quanto segue: ‘Che cosa dovrei dare con l’orologio? Devo guardarlo sempre. Sono irresistibilmente spinto a guardare l’orologio. Quanto tempo c’è io sono sempre di nuovo diverso. Se l’orologio alla parete non ci fosse, dovrei morire. Non sono io stesso un orologio? Ovunque in tutti i posti? Ma io non posso diversamente, si cambia troppo. Ora osservo di nuovo l’orologio, la lancetta e il quadrante e che esso cammina. Ciò si scinde come da se stesso e io vi sono presente, ma non posso cambiare niente.
Sempre di nuovo mi dico che è un orologio, ma queste cose non stanno affatto bene insieme: lancetta, quadrante e il fatto che esso cammina. C’è qui un’impressione particolare, come se esse si fossero sganciate l’una dall’altra, e invece sono insieme. C’è però, qui ancora qualcosa d’altro. Sono del tutto stupito, non ho ancora mai esperito e vissuto qualcosa di simile. La lancetta è sempre di nuovo un’altra lancetta? Forse c’è qualcuno dietro alla parete, che infila dentro continuamente una nuova lancetta, ogni volta in un posto diverso. Devo pur dire che non è un orologio che funzioni, quello che salta e si trasforma.
Ci si dedica all’osservazione dell’orologio e si perde il filo che conduce a se stessi – poiché io stesso sono un orologio, dappertutto in me; poiché cammina sempre così confusamente. Tutto questo sono io stesso – mi perdo, quando osservo l’orologio alla parete.
È un correre via da se stessi, sono fugace e non ci sono più. So soltanto che l’orologio salta intorno con molte lancette e che non può essere ricomposto tanto bene”.

I seminari di Zollikon, M. Heidegger.

Letteratura e filosofia

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Perché il pensare e l’esistere devono star sempre su due differenti piani? Perché il tentativo di Hegel di trasformare i processi soggettivi in processi obiettivi del mondo non può riuscire? “E’ la speciale arte e l’oggetto del pensiero raggiungere l’esistenza con tutt’altri metodi che quelli dell’esistenza stessa”. Vale a dire che la realtà non può diventare l’ideale, il sogno: e non è affare dell’artista arrotare una scure, tentar di imporre la propria visione della vita al mondo esistente. L’Arte non è il tentativo dell’artista di conciliare l’esistenza con la visione; è il tentativo di creare il suo proprio mondo dentro questo mondo normale. Ciò che suggerisce il soggetto all’artista è la dissomiglianza con ciò che noi accettiamo com realtà. Noi facciamo la scelta, portiamo nella luce… solleviamo più in alto.

K. Mansfield, Quaderno d’appunti.

Sulla pittura

61“L’orientamento psicologico opera sempre una singolarizzazione e dunque un certo irrigidimento, che si sottrae alla totalità della vita presente in ogni attimo, che invece fluisce continuamente. La rappresentazione dell’uomo in Rembrandt è animata di spiritualità in sommo grado, ma non è psicologica: una differenza la cui profondità passa facilmente inosservata se non si ha coscienza della vita come totalità in ogni momento e incessante variazione formale nel suo contrasto con ogni qualità singola isolata, fissabile logicamente di per sé. Solo questa dinamica vitale, infatti, e non il suo contenuto o il suo tratto caratteriale definibile in concetti singoli, modella i nostri lineamenti”.
G. Simmel, Rembrandt, Un saggio di filosofia dell’arte

Sulla fotografia

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“Chiunque avrà avuto occasione di osservare un quadro, ma soprattutto una scultura e persino un’architettura, si colgono molto più facilmente in fotografia che dal vivo. Si è tentati di attribuire senza mezzi termini la ragione di questo fenomeno al degrado del senso artistico, a una mancanza dei contemporanei. Si oppone tuttavia a tale interpretazione la consapevolezza che, all’incirca nello stesso periodo in cui sono state elaborate le tecniche di riproduzione, si è trasformato il modo di concepire le grandi opere. Non è più possibile considerarle prodotti di singoli individui: sono divenute creazioni collettive, tanto imponenti che le si può assimilare solo a condizione di ridurne le dimensioni. In fondo i metodi di riproduzione meccanica sono una tecnica di riduzione e ci consentono di raggiungere quel livello di dominio sulle opere senza cui essere non sono più fruibili.”

Walter Benjamin, Piccola storia della fotografia

Terapia e filosofia

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Il tempo si esplica nella relazione con l’altro, con il Da- sein, che, secondo la famosa frase di Heidegger, è “correre avanti con il pensiero verso la morte”. Binswanger usa il termine “temporalizzazione” per il rapporto con lo spazio e descrive le varie forme e i vari modi di temporalizzazione e spazializzazione dell’essere umano.

Il processo centrale nella terapia della psichiatria esistenziale è la capacità del terapeuta di aiutare il paziente a riconoscere e sperimentare la propria esistenza.

I terapeuti che appartengono a quest’indirizzo psichiatrico possono seguire differenti modelli: la differenza piuttosto è nella cornice entro la quale la tecnica è compresa e l’atteggiamento del terapeuta verso l’essere umano, il paziente.

In ogni caso il debito della psichiatria fenomenologica verso la filosofia heideggeriana si legge chiaramente in Melanconia e mania di Binswanger, che dopo aver descritto le forme esistenziali maniacali e melanconiche afferma:

“per quanto possa essere valida una simile dettagliata descrizione, resa possibile dall’opera di Heidegger, Essere e tempo, dei mondi maniacali e melanconico, tuttavia urgeva arrivare alla problematica puramente fenomenologica della descrizione del loro mondanizzarsi e dell’essere in questi mondi”.

Edith Kramer

luciLa grande arteterapeuta scrive: “My point of view that of a practicing artist and educator who combines professional skills in the field of art with general knowledge of normality and pathology in childhood. The theoretical framework of my understanding of child psychology is based in the main on Freudian psychoanalytic thought. The emphasis, however is on the idea of art as therapy rather on psychotherapy which uses art as a tool.”

L’idea di un’arte come terapia piuttosto che una psicoterapia che usa l’arte come uno strumento. L’idea della Kramer dell’arteterapia come forma di terapia che non vuole sostituirsi alla psicoterapia, ma che ha una propria scientificità fondata sull’eredità freudiana è uno dei fondamenti  delle artiterapie a orientamento filosofico.

Filosofia e Musica

logo cretaDescritta esemplarmente da Platone nell’ ultimo libro della Repubblica (celebre visione di Er, dove si verifica l’accostamento paradigmatico delle due discipline sorelle, astronomia e musica) e nel Timeo 35b, 36b la cui cosmologia è ricondotta a Pitagora, la musica è ciò su cui il mondo si è formato: il divino demiurgo compose l’ anima del mondo secondo i principi dell’ armonia musicale dividendo cioè l’ essenza delle cose in 7 parti che originano 2 progressioni, aritmetica e geometrica a ragione 2 e 3.
Di origine pitagorica anche le tradizionali associazioni delle sfere planetarie alle corde dell’ antica lira eptacorde, e dei 7 pianeti ai 7 suoni formanti 2 tetracordi che si uniscono fra loro e coincidono in una nota comune, la mesè, in origine la corda centrale della lira, sulla quale i musici regolavano l’accordo del loro strumento. Pitagora identificava con essa Apollo dio dell’armonia cosmica, e anche il Sole al quale, data la sua posizione centrale nell’ordine delle sfere, si attribuiva una funzione di vincolo fra i restanti pianeti.
Tolomeo perfezionò negli armonica e nel quadripartito la suddetta analogia: come gli astri collocati sugli epicicli si muovono avanti e indietro, si situano più o meno lontano dal centro (terra) e si dispongono su orbite variabili dell’equatore celeste, allo stesso modo i suoni musicali salgono verso il grave o l’acuto, si distanziano e si approssimano da un punto di riferimento, si organizzano gerarchicamente in più modi musicali più o meno prossimi all’equatore musicale (mese). Cicerone nel De Respublica, (I° sec. a.C.) testo nel quale è contenuto il famoso Somnium Scipionis in cui si tratta della dottrina dell’immortalità dell’anima e dei premi promessi ai virtuosi, sostiene che il suono prodotto dalle sfere celesti è di diversa frequenza: le più esterne emettono suoni più acuti, le più interne suoni più gravi.
Gli intervalli sono tali che il suono derivante è deliziosamente armonico: la terra non emette suoni perché sta immobile.
Se Cassiodoro nel VI secolo potè affermare che “tutto quanto si svolge nel cielo e sulla terra è sottomesso a leggi musicali” nel X secolo Reginone di Prum dal fatto che ogni suono ha origine da un movimento, dedusse la prova che gli astri,che si muovono, devono emettere suoni (De Armonica Institutione).
Il concetto di musica delle sfere quasi unanimamente riconosciuto accettato dai pensatori medievali (unica eccezione l’aristotelico Alberto Magno) interessò anche Dante, che parlò esplicitamente in diversi punti del suo poema (Purg.XXX 91-93,XXI 144-145, Parad. I 76-84, VI 124-126, XXI 58-60, XXIII 109) e nel Convivio dove, ribadita l’intima corrispondenza fra i primi sette cieli e le dottrine del trivium e del quadrivium, alla musica è assegnato il cielo di marte la cui relazione è detta essere più bella di quella degli altri cieli tra loro perché, essendo complessivamente nove, il quinto ha il posto centrale.
Tramite Macrobio (Commentarius) e altre opere di analoga ispirazione neoplatonica come il Commentarius Intimaeum di Falcidio, nel IV sec., la fortuna della tradizione matematico-musicale di tipo platonico e pitagorico, fu assicurata nell’ alto medio evo, quando l’antica musica delle sfere venne trasferita come musica divina dai pianeti al cielo cristiano per rappresentare “il rapporto armonico fra Dio e le sue creature”.
Nei secoli V e VI, al pensiero di Boezio, risalgono la codificazione della cosmologia platonico pitagorica nel ciclo delle scienze esatte preparatorie alla teologia (quadrivium) e la canonica tripartizione della musica in instrumentalis, humana e mundana : quest’ultima non è altro che l’Armonia delle sfere intesa come unitaria connessione sostanziale nella variabilità dei fenomeni transeunti ed estesa sino a comprendere oltre al moto degli astri tutti gli altri movimenti ciclici e ordinati della natura.
Due sfere poi dotate della stessa velocità Mercurio e Venere emettono lo stesso suono.
Si ha così un accordo di sette suoni salvando l’analogia con l’eptacordo.